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I "pomi d'oro" del giardino delle Esperidi

La mitologia greca ci regala una prima curiosità sulle arance, per cui si narra di Giunone, che andata sposa a Giove, portò come dote degli alberelli che producevano frutti d'oro e cioè arance e limoni, simboleggianti l'amore e la fecondità (da qui proviene l'usanza, nelle celebrazioni matrimoniali, dei fiori d'arancio, considerati simbolo di purezza della sposa). 

Giove, preoccupato, che il prezioso dono gli poteva essere sottratto, trapiantò gli alberelli in un meraviglioso giardino che fece custodire  dal drago Aidone e da mitiche fanciulle, dal canto dolcissimo, dette Esperidi (da qui lo spunto di aver dato il nome di Esperidio a tutti gli agrumi). Le arance di Ribera per il loro colore e bontà vengono spesso identificate con i pomi d'oro del giardino delle Esperidi. Gli alberelli furono comunque portati agli uomini da Ercole, che dopo avere ucciso il drago, potette compiere la sua undicesima fatica.

Gli agrumi, più di ogni altro albero da frutta, accompagnano l'evoluzione culturale dell'uomo nella storia, e fanno da anello di congiunzione tra popoli appartenenti a civiltà diverse.

giardino esperidi

Il monumento della speranza e della rinascita

Barcellona Pozzo di Gotto, una cittadina del Messinese, che aveva attraversato un periodo di grave crisi e degrado economico-sociale, ebbe modo di risollevarsi attraverso la coltivazione degli agrumeti. Le arance venivano lavorate e confezionate  in locali situati all'interno dell'ex stazione, antistante la piazza, dove venne collocato il monumento del seme di arancia. Il più importante monumento di Barcellona P.G. è un seme di arancia, ideato e donato nel 1998, alla città, dallo scultore Emilio Isgrò, a rappresentare e simboleggiare la speranza ed il riscatto sociale. Nell'inaugurazione, il Sindaco della città ne decantò il grande significato di simbolo della civiltà della vita e di rinascita della popolazione, che volle, fermamente, affidarsi all'arte  e alla cultura per intraprendere il cammino della vita. 

monumento barcellona

Garibaldi e l'armistizio di Palermo

Ancora le Arance di sicilia protagoniste in qualche modo della discussione tra Garibaldi ed i parlamentari borbonici sull'armistizio di Palermo del 1860. Dal racconto di Giuseppe Bandi, i rappresentanti borbonici nelle figure del Generale Letizia ed il Colonnello Buonopane, convocati dal Garibaldi nel palazzo Pretorio, lo trovarono seduto su una poltrona con una sedia sulle gambe, su cui erano disposti alcuni sigari, dei fogli, un pugnale e delle arance. Alla richiesta del generale Letizia di prolungare l'armistio per un tempo idefinito, Garibaldi sbucciò un'arancia e offrendone uno spicchio all'uno e poi all'altro ospite diede il consenso alla richiesta fattagli dal Generale. E tra uno spicchio di arancia e l'altro si diede corso alla lettura delle condizioni della tregua...   

garibaldi a palermo